Le Dolomiti, per quanto riguarda la popolazione, sono caratterizzate dalla presenza dei Ladini, una delle minoranze in Italia.
I Ladini sono diffusi in tutte le valli dolomitiche: nelle quattro vallate che fanno capo al massiccio del Sella (Gardena, Val Badia, Val di Fassa, Livinallongo) e nelle altre vallate, come ad esempio la Val Pettorina (con Rocca Pietore), la Val Fiorentina (con Selva di Cadore), la Val del Boite (con Cortina d’Ampezzo, San Vito di Cadore e altri paesi), il Comelico.
Ampi studi stanno sempre più approfondendo le origini nel tempo e le caratteristiche dei Ladini, non solo nel campo linguistico, ma anche dell’intera “cultura ladina” (usi, costumi, organizzazione del territorio, tipologie costruttive tradizionali, ecc.).
Molti sono gli elementi confluiti nella “cultura ladina” e nella “lingua ladina”. Innanzitutto l’importante sostrato delle popolazioni alpine preromane, che hanno lasciato rilevanti tracce sia nella parlata che nella cultura materiale; poi la romanizzazione, con l’introduzione di comportamenti nuovi, in particolare dell’uso del latino, che ha sostituito le parlate locali, assorbendone però alcuni elementi; poi, nel Medioevo, vi è stato il contatto con nuove popolazioni (Bavari, Longobardi, ecc.) e nei tempi più recenti l’influsso di diverse nuove culture dominanti (come la veneziana, l’italiana, l’austriaca).
Tutti gli influssi altomedioevali, medioevali e moderni hanno modificato la cultura locale delle popolazioni dolomitiche, ma non più di tanto, grazie anche alla marginalità e all’isolamento delle vallate delle Dolomiti. Per questo, ad esempio, è capitato che la parlata latina si è sì modificata, come ovunque nelle aree romanizzate, ma mantenendosi meglio, con alcune caratteristiche proprie; ne è derivato un idioma particolare, il ladino appunto, considerato oggi una delle lingue romanze derivate dal latino.
L’isolamento delle vallate dolomitiche, se da una parte ha favorito la conservazione della cultura e in particolare della lingua, dall’altra parte ha ostacolato la formazione di una “koiné” che unificasse le parlate delle varie vallate. Infatti il gardenese, il badioto, il fassano, il rocchesano, il selvano, l’ampezzano e il cadorino, il comelicese, sono sì parlate ladine, ma differenziate. Tuttavia gli studi in atto e il crescente uso scritto, anche letterario, del ladino sta avviando interessanti processi di unificazione e di creazione di una “koinè ladina”.
Selva di Cadore, a causa del suo forte isolamento, durato fino alla fine del 1800, ha conservato assai bene, in tutti i campi, i tratti caratteristici della ladinità.
Da alcuni decenni è in atto anche a Selva di Cadore una forte presa di coscienza della propria cultura e civiltà ladina.
La riscoperta, la conservazione e la rivitalizzazione della cultura ladina trova un valido supporto nel lavoro della “Unione dei Ladini di Selva”, che opera dall’inizio degli anni ’80 con un vasto programma culturale, con numerose pubblicazioni, con il recupero di usi e tradizioni (come il locale costume ladino, l’abito “da maor festa” usato da secoli sia dagli uomini che dalle donne). Egualmente interessante è il recupero – attraverso il “Gruppo Folk de i Ladign de Selva” e il collegato “Gruppo Minifolk” - dei balli locali tipici dell’area ladina.