Le prime frequentazioni della Valle risalgono alla preistoria: importantissimi reperti appartenenti ai periodi mesolitico neolitico ed eneolitico sono depositati nel Museo Civico della Val Fiorentina, intitolato a "Vittorino Cazzetta".
Fra tutti spicca il famoso "Scheletro dell'Uomo di Mondeval", un cacciatore datato 7.500 anni fa e ritrovato nella sua sepoltura originaria in zona Mondeval de Sora.
Successivamente occorre arrivare all’età del ferro per avere una testimonianza di vita nella zona, ovvero la stele paleoveneta del Monte Pore ritenuta funeraria, ma più probabilmente di confine. Al I secolo d.C. sono datate le tre iscrizioni romane del Civetta, che testimoniano l’appartenenza della Val Fiorentina al Municipio Romano di Julium Carnicum. Tale anomala estensione, con conseguenze fino al presente, sembra sia dovuta, secondo alcuni, ai primi ritrovamenti di minerali ferrosi nella zona, poi detta del Fursil, nel Comune di Colle S. Lucia.
Passati i secoli bui del primo millennio, nel 1077 l’imperatore Enrico IV concedeva al patriarca di Aquileia il comitato del Friuli, che comprendeva anche il Cadore. Gli avvenimenti nei secoli XII e XIII sono poco documentati, probabilmente l'origine di Selva come paese, è legata alla scoperta "ufficiale" delle miniere del Fursil. Infatti la dedicazione della prima chiesa di Selva di cui si ha notizia dal 1234 è a S. Lorenzo, protettore dei carbonai: nel corso dei secoli i forni da ferro furono almeno quattro e la tradizione dice che, per ben due cicli, i boschi di Selva furono bruciati nei forni.
Nel trecento il Cadore dipendeva politicamente ed ecclesiasticamente dal patriarca di Aquileia, che qualcuno ha definito l’unico stato ladino della storia, e che cessò di esistere nel 1420. Il Cadore, che aveva allora ottenuto una discreta autonomia amministrativa, non aveva comunque la forza per reggersi da solo. Dovendo scegliere fra l’Impero tedesco o Venezia, scelse plebiscitariamente quest’ultima, cui condivise la storia fino al 1797. Il Cadore è orgoglioso del suo passato per essersi saputo amministrare da solo, con giustizia e parità, abolendo la nobiltà dal suo territorio.
Attualmente Selva di Cadore conta meno di 600 abitanti, la cui parlata si colloca nell’ambito del "ladino dolomitico", del quale ha conservato moltissime caratteristiche sia fonetiche che lessicali. Da alcuni anni, l’attuale occupazione principale della popolazione è il turismo, sia estivo che invernale e le attività connesse.
La cultura ladina della valle è ancora viva nei costumi e nelle tradizioni folkloristiche che arricchiscono le sagre, le processioni e le manifestazioni più importanti. Così come la lingua che viene parlata e diffusa tramite dizionari, vocabolari e testi specifici.