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Chiesette a S.Fosca
Ti basta la voglia di scoprire
il paesaggio da qualche angolo suggestivo. Se proprio proprio
e sei un tipo pignolo porta un K-Way o un ombrellino pieghevole,
non vogliamo gente che torna indietro per due gocce dacqua.
Siccome alcuni ieri sera hanno fatto le ore piccole a contemplare
il cielo stellato con la luna piena al Passo Giau , il ritrovo
è per le dieci di fronte alla chiesetta di S.Fosca:
la chiesetta, restaurata dopo il terremoto del Friuli del
76, è un esempio dello stile gotico ( 1400 ),
con il caratteristico campanile a cipolla. Si fa notare sulla
facciata un San Cristoforo un po sproporzionato
negli arti, ma ben conservato; di valore il tabernacolo del
Brustolon.
Voltando le spalle alla chiesetta prenderemo
la prima strada a destra ( via lAndria ) soffermandoci
alla chiesetta Madonna della neve (vedi foto a lato),
un bellesempio di come con quattro tavole e una manciata
di chiodi ti costruisco un punto di interesse che con il caldo
e il freddo si avvita su sé stesso ma resiste alle
intemperie da più di ventanni. Una piccola targa
ricorda come una frana nel 1917 distrusse la latteria, i mulini
e l'ospedaletto da campo, causando la morte di 25 tra militari
e civili. Poco più avanti, al primo gruppo di case,
la frazione Tòffol, cè sempre qualche
paesano con cui attaccare bottone. A tal proposito,
se vi viene in mente di chiedere delle uova fresche alla classica
vecchietta rigorosamente vestita di nero con grembiulino a
fiorellini, specificate che intendete fresche di giornata,
prima che si diriga verso il frigorifero!
Dopo la chiesetta di Sant'Osvaldo,
prendiamo con molta calma una stradina che sale molto ripida
in mezzo ai prati, molto asfaltata per consentire ai trattori
di salire a prendere molto fieno. Non inorridite come una
giovane madre con putto che prima di arrivare a Tòffol
chiedeva al marito se da quelle parti i sentieri erano tutti
asfaltati, vedrete che appena la pendenza scema la stradina
diventa mulattiera. E qui ci fermiamo a tirare il fiato con
la scusa di ammirare la Civetta che affiora dai boschi
del Fertazza come uno scoglio dal mare. Con poche centinaia
di metri nel bosco rado arriviamo ad una micro cascatella
dacqua fresca che zampilla da un canalino roccioso.
Sopra le nostre teste il bosco si arrampica sulle ripide pareti
del Verdal e del Cernera, di fronte alle quali
in una bella giornata di sole come questa non è raro
vedere volteggiare laquila.
Ora continuiamo per questa mulattiera in mezzo
al bosco fino a scendere verso Selva di Cadore, a farla
grande in un quarto dora arriviamo in vista della chiesa
di San Lorenzo (protettore dei carbonai), chiesa che conserva
una interssante pala del Rosso (primo maestro di Tiziano),
oltre a pregevoli affreschi del 1544. Merita una menzione
l'organo dello Zavarise (1790) appena restaurato.
Usciti dalla chiesa abbiamo ancora il tempo di fermarci in
piazza da Primo a berci il classico sprizz.
Visto come si fa presto ad arrivare allora
di pranzo?
Tempi: 2 ore, di cui una
di cammino.
Rientro a S.Fosca per strada asfaltata:
mezzora
Dislivello: in salita 200 mt, in
discesa 300
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