
Foto: sulla ferrata
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VIA FERRATA DEGLI ALLEHESI
(a cura di Lanfanco Bettolo)
Erano sicuramente belli i tempi
in cui si arrivava alla malga Piòda in
macchina, ma per preservare dallinquinamento
questo angolo di paradiso oggi giustamente lauto
bisogna lasciarla a Palafavera.
Il che allunga larrivo in
cima alla Civetta
di circa unora e invoglia ad effettuare
lescursione in due giorni, cosa che varrebbe
la pena di fare comunque solo per gustarsi il
tramonto e lalba dal rif.Coldai. E così
abbiamo fatto in un pomeriggio del 1976 incamminandoci
verso il Coldai sotto una pioggia battente. Non
eravamo muniti di poncho ma di tanta voglia di
arrivare, specie negli ultimi duecento metri fatti
a gambe levate sotto la grandine. La vista della
bandiera del rifugio ci fece desistere dal cercare
un riparo, ormai eravamo lavati dalla testa ai
piedi. Allentrata le pantofole ci proiettarono
di colpo in un altro mondo: cuccette, camerette
rivestite in legno, tutto ci sembrava bello e
ci invogliava a pisolare un po nellattesa
della cena.
Il piatto di minestrone fumante
si adattava bene allatmosfera del rifugio,
riscaldata anche dai nostri cori davanti ad un
fiasco di vino rosso. I vari gruppi, pur in tavoli
separati, avevano formato ununica compagnia,
tedeschi compresi. Ma la legge del rifugio è
inderogabile: per le 22 tutti in branda.
Alle 5,30 era prevista la sveglia,
ma da un vicino viene solo qualche mugugno, dallaltro
una serie di imprecazioni che svegliano i tedeschi
, ai quali offriamo un po di grappa. Dopo
aver sorseggiato abbondantemente esclamano sorridendo:bono
krappe!. La giornata è eccezionale,
non cè una nuvola in cielo, e il
sole nascosto dietro il Pelmo crea un bellissimo
effetto con la foschia che vela le montagne allorizzonte,
facendole sembrare sospese nel vuoto.
Il Pelmo
spruzzato di neve e il termometro a +3° danno
un tono elettrizzante alla nostra giornata! In
unora smaltiamo la veloce colazione lungo
la leggera salita del sentiero Tivàn, che
percorre la base della parete sud-est della Civetta.
Alle 7,30 , belli imbragati, partiamo allattacco
della ferrata degli Alleghesi che come biglietto
da visita ci porge subito una paretina verticale
attrezzata con corde e scalini di ferro. Guadagnamo
rapidamente quota superando stretti camini
dove scattiamo qualche foto, ma quella gobba lassù
che sembra la cima non arriva mai.
Il sole comincia a picchiare e il nostro respiro
a rallentare in prossimità dei tremila.
Ci consoliamo con un po dacqua dopo
aver scoperto che dietro quella gobba ce nè
unaltra. Lultima parte corre culla
cresta segnata con bolli rossi, cinque metri più
in là la parete cade giù a picco
per più di mille metri lasciando intravedere
i ghiaioni che sono alla base. Corriamo esultando
negli ultimi cinquanta metri che ci separano dalla
croce: 3218 mt! Sembra di essere in paradiso,
nelle orecchie solo il rumore di un venticello
leggero.
Mangiamo un panino e firmiamo il libro di vetta,
quindi con calma scendiamo al rif Torrani lungo
tornantini ghiaiosi. Più sotto questi sono
interrotti da qualche passaggio ripido e bagnato
e poi da un pezzo attrezzato che permette di scendere
lungo una liscia paretina. Stanchi e assetati
torniamo a riprendere il sentiero Tivàn
sbocconcellando una mela, e al rifugio Coldai
subito con la testa sotto la
fontana!
Solo dopo la discesa a rotta di
gambe alla malga Piòda, nel ritorno verso
casa ci siamo resi conto di ciò che avavamo
fatto: era il nostro primo tremila,
la nostra prima via ferrata, la prima volta che
da Caprile ammiravamo il tramonto sulla Civetta
credendo di essere ancora lassù.
Dislivelli
e tempi
Palafavera-malga Piòda mt.400, ore 1
Malga Piòda-Rif.Coldai mt.300 45 min.
Rif Coldai-attacco ferrata mt.200 ore 1
Ferrata degli Alleghesi- cima Civetta mt.200 ore
3,30
Cima Civetta rif Torroni mt.300 20 min.
Rif Torrani- rif Coldai mt.800 ore 3
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