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Il Museo contiene un
significativo esempio di realtà culturale
espressa da una minuscola comunità di montagna,
Selva di Cadore, che ha capito da tempo
il valore della riscoperta e della valorizzazione
delle proprie radici. La struttura museale
avviò la sua attività nel 1982 con l'indispensabile
e fattivo supporto dell'Amministrazione
Comunale, con i contributi di vari enti
pubblici e con i materiali offerti da privati
e catalogati dagli "Amici del Museo".
SEZIONE ARCHEOLOGICA
Il Museo ha acquistato
fondamentale rilievo e risonanza per il
prezioso tesoro che custodisce: la fedele
ricostruzione della sepoltura con lo scheletro
originale di un cacciatore
mesolitico, scoperta nel 1987 a Mondeval
de Sora. Qui, nelle vicinanze di un
masso erratico di dolomia, staccatosi dai
Lastoni di Formin, l'autodidatta Vittorino
Cazzetta da Pescul di Selva di Cadore, grande
amante della sua terra, sia dal punto di
vista geologico che storico, aveva notato
alcuni reperti, in particolare manufatti
litici e resti di pasto, nel terriccio accumulato
da una marmotta impegnata nell'attività
di scavo della propria tana. Nel 1985 è
stato contattato il Prof. Antonio Guerreschi,
docente di Paletnologia dell'Università
di Ferrara che, dal 1986 al 2000, ha condotto
quindici campagne di scavo; con l'aiuto
di studiosi e studenti sono state trovate
importantissime testimonianze della frequentazione
umana risalenti ad oltre 80 secoli dal presente.
Il ritrovamento più rilevante del sito
di Mondeval è la sepoltura del cacciatore
preistorico che costituisce per diversi
motivi una scoperta scientificamente e culturalmente
molto importate: si tratta infatti dell'unica
sepoltura mesolitica ad alta quota (2150
m circa), rinvenuta a tutt'oggi, ma anche
di quella in cui è stato possibile riscontrare
un'eccezionale conservazione dei reperti
organici, in particolare di resti di pasto,
di resine con propoli, che hanno permesso
nuovi studi e scoperte da parte degli esperti.
Oggi lo scheletro del cacciatore del Mesolitico,
con il suo ricco corredo funebre, è deposto
in una grande teca che rappresenta la sua
fossa di inumazione, come è apparsa nel
luglio 1987 al Prof. Guerreschi e collaboratori.
La sala del cosiddetto "Uomo
di Mondeval", opportunamente climatizzata
per la conservazione dello scheletro, costituisce
senza dubbio il momento più conosciuto e
più seguito dall'interesse dei visitatori.
Il Museo, in via di espansione,
offre vari reperti originali ed in copia,
del tardo periodo Neolitico, dell'Eneolitico,
dell'Età del ferro, del periodo romano e
altomedioevale.
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